Da poco rientrati dalla nostra escursione teatrale al parco della Collina di San Colombano al Lambro in occasione delle giornata nazionale AIGAE eccoci tornati con uno zaino pieno di teatro, natura, emozioni ed anche qualche piccola follia.

Il caldo non ci ha fermato ed è stata una magnifica giornata dove abbiamo potuto conoscere le peculiarità del parco come il lago delle libellule, l’orto delle farfalle, i vigneti e per finire un piacevole fuori programma con la degustazione del vino DOC al castello di San Colombano.
Il bosco della Moccia, la zona boschiva del parco a più alta biodiversità floristica, è diventato per noi anche l’imprevedibile bosco cileno con le parole di Pablo Neruda. Ci auguriamo che la rana rossa di Lataste, dagli stagni vicini, abbia ascoltato le parole di Primo Levi e i suoi girini che tanto gli hanno ricordato la hybris dell’uomo che sfida l’oscurità dello spazio con i loro salti insensati nel vuoto.
Infine, il punto di avvistamento rapaci migratori è stata l’occasione per ascoltare Eugenio Montale che ci ha ricordato quanto è limitata la nostra piccola libertà quotidiana rispetto a quella del grande e maestoso sparviero che “vola e vive”.

Ma non potevamo andarcene senza improvvisare una delle nostre fiabe collettive. Un guazzabuglio di psichedelia, surrealismo, problemi condominiali e mariti fedifraghi … vi lasciamo con la nostra fiaba collettiva e vi aspettiamo alla prossima escursione teatrale!!!

Maria Violaria e la pera d’oro

C’era una volta una giovane donna di nome Maria Violaria che amava molto camminare per i prati e un giorno durante una passeggiata si imbattè in una enorme pera d’oro, la guardò e decise di fare la cosa più importante della sua vita.

La prese e si accorse che la pera pesava tantissimo però lei continuò  comunque a trascinarla facendo un sacco di fatica, sudando e ansimando. Mentre la trascinava pensò a cosa avrebbe fatto con quella enorme pera d’oro. Avrebbe potuto tenerla in casa, venderla, o nasconderla. Se suo marito l’avesse trovata avrebbe di certo voluto venderla. Perciò Maria Violaria decise di chiuderla in cantina all’interno di una vetrinetta in cantina. il caso volle però che nell’appartamento sopra il suo abitava una bambina molto abile nelle magie . Anche quel giorno questa bambina aveva molta voglia di fare una magia però aveva anche molta fame e quindi decise che avrebbe fatto merenda. La cosa che le piaceva di più era il formaggio con le pere. Dunque disse: “andiamo a vedere se nel frigorifero mi è rimasta una pera e un pò di formaggio”. Il  formaggio lo trovò però …ohibò!… trovò un’altra pera d’oro (e qui il mistero si infittisce). Nel momento in cui l’afferrò bussò alla porta proprio Maria violaria che vedendo la vicina con una pera d’oro proprio come la sua penso che gliel’avesse rubata e le disse; “come?!? hai preso la mia pera d’oro?”, la bambina le rispose: “ma no credimi io avevo solo voglia di formaggio con le pere, ho aperto il frigorifero e mi sono trovata questa pera d’oro senza sapere da dove venisse”. Si scoprì dunque che era stato il marito di Maria Violaria che aveva trovato nella vetrinetta della cantina la preziosa pera e aveva pensato “cosa me ne faccio, la metto in frigorifero” e, non si sa per quale strana ragione, sbagliò frigorifero e la portò in quello della vicina ma, si sa, i mariti sono sempre disordinati.

Maria Violaria dunque spiegò tutto alla bambina e riuscì finalmente a riavere la sua pera. Pensò quindi a cosa farne per evitare che potessero nascerne altri guai e siccome la quotazione dell’oro era abbastanza favorevole decise dunque venderla. Usci di casa e cercò il compro oro più conveniente e si ripromise di andare a vendere la sua pera il mattino dopo. Quando all’alba la sveglia suonò disse se stessa: “vuoi vedere che forse ho sognato tutto?” e allora volle andare a verificare se la pera d’oro fosse ancora nel suo frigorifero e quando lo aprì tra lo stupore e l’incredulità vide che di pere d’oro stavolta ce n’erano ben due. Che misterioso prodigio! Comprendere a cosa fosse dovuto fu impossibile.

Decise allora di fare una torta di pere e cioccolato usando una delle due pere e l’altra di rimetterla in cantina e di venderla il giorno successivo. Cosi fece ma proprio quando dal forno arrivò un buonissimo profumo ecco che suonarono alla porta. Era un amico del marito che faceva il contadino. Il marito gli aveva raccontato la strana storia delle pere d’oro e quindi l’amico si era presentato con il suo formaggio per prendersi il fantastico frutto. Tuttavia ci rimase molto male scoprendo che la pera era ormai nel forno come ingrediente di una grande torta e la furba Maria Violaria si guardò bene dal dirgli che le pere erano diventate due. Quindi se ne andò arrabbiato ad innaffiare i campi tutta la notte.

Superata anche questa scocciatura Maria Violaria scese in cantina e strofinò la pera d’oro da dove uscì un bellissimo genio: il genio delle pere. Con voce tuonante le disse: “Maria Violaria puoi esprimere tre desideri”. Ma proprio nel momento in cui pronunciò queste parole la pera d’oro si animò all’improvviso ed andò all’orecchio del genio dicendo: “Caro genio ti prego aspetta, ascolta anche i miei di desideri. Io vorrei tanto volare in alto, via da questo mondo. Lontano da questi uomini che vorrebbero vendermi a un compro oro, farmi lessata, fare di me una torta al cioccolato”. Così il genio delle pere si commosse grandemente e decise di esaudire il desiderio della povera pera d’oro così maltrattata dagli uomini. Assunse forma gassosa di tanti colori, caricò la pera sulla  sua schiena e le fece fare un lungo volo in cielo che terminò in un verde prato pieno di funghetti rossi e bianchi. I funghetti erano molto spaventati ma si trovarono d’accordo con la pera d’oro nel sostenere che gli umani erano proprio degli zoticoni; spesso,infatti, li calpestavano senza troppe attenzioni. Il genio allora, sempre più commosso, caricò sulla sua schiena anche i poveri funghetti. Fu così che tutti: genio, pera d’oro e funghetti provarono un grande senso di leggerezza a volare così in alto tra le nuvole lontano dalle umane preoccupazioni.

Ma che ne era stato di Maria Violaria? Nella sua stanza era molto triste per aver perso la sua pera d’oro e continuava a pensare a lei. Se l’avesse ritrovata avrebbe giurato di non venderla a nessun compro oro né tantomeno di cucinarne una torta con il cioccolato.
Presa dalla nostalgia uscì di casa e si arrampicò su di un albero molto alto. Talmente alto che riuscì a vedere il genio con quella piccola pallina dorata e i funghetti rossi e bianchi sulla schiena.
Ma ecco che, stando sempre sul grande albero, girandosi vide una donna che si avviava verso la porta della sua casa. Purtroppo la conosceva bene, era l’amante si suo marito che di professione faceva l’archeologa ed era alla ricerca di un prezioso oggetto di epoca preromana, ovvero delle rarissime pere realizzate interamente in oro utilizzate dagli etruschi in alcuni riti funebri. Maria Violaria allora si affrettò a chiamare il genio ed espresse i tre desideri, non prima però di aver giurato di non mangiare o vendere la preziosa pera.

I suoi desideri furono: salute per tutta la vita, amici per l’eternità e desiderò che l’amante archeologa venisse mandata a fare ricerche in un paese molto lontano: in Arkansas. Così fu e visse per sempre felice e contenta.

 

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